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Il coraggio di essere se stessi

Pubblicazioni > Recensioni

di Luciano Di Meglio
Edizioni: Museo del Mare Ischia



Con la presente pubblicazione Luciano Di Meglio ci offre in lettura tre racconti, dando così spazio e inchiostro alla sua vena affabulatoria e al suo impulso creativo.
E arriva, questa pubblicazione, dopo altre prove narrative come Sogno infranto di un marinaio ischitano, Racconti di mare della gente di Ischia, Pescatori di un’isola del Sud,
che hanno destato curiosità ed interesse tra i lettori.
Il dato comune ai tre racconti, e che emerge a una prima lettura, è di natura geografica e sicuramente affettiva: Ischia entra sempre in qualche modo e a vario titolo nella vicenda narrata, ora come luogo da cui partire, ora come possibilità di rifugio e ventre protettivo, sempre come patria ideale per irrescisso cordone ombelicale, topos dell’anima da cui tutto si diparte e a cui tutto ritorna -personaggi principali, quando possono, e narrazione- (fuorché nella scelta finale del protagonista de La colomba insanguinata, il quale si allontana definitivamente dall’isola, nauseato dalla persistente grettezza morale e culturale e dal gattopardismo che vi allignano).
Un elemento caratteristico di questi racconti sta nel fatto che i protagonisti
si specificano per aspetti caratteriali e fisici, ma non per il nome, nel senso che due volte su tre sono un “io” senza nome, eppure non anonimo; ché anzi essi passano per la dimensione spazio-temporale detta vita, segnandola della propria attiva, generosa e partecipe presenza.
Lo sviluppo di ogni singola storia rivela come talvolta l’autore coincida con il narratore
( per ben due volte intradiegetico o interno): ciò accade - presumo- perché il Di Meglio, uomo “del fare”, ama vivere le vicende insieme con i suoi personaggi, stando al centro dell’azione e proiettandosi nella figura del protagonista, con la quale certamente non coincide, ma in cui trasferisce alcune sue aspirazioni, idealità e caratteristiche.
Tutti questi elementi producono una serie di conseguenze, soprattutto a livello di diegesi: il racconto è rapido, a volte incalzante, comunque essenziale; volto a rappresentare precarietà e mutevolezza dell’umana vicenda, oltre che la cieca violenza da cui essa è governata o almeno percorsa; i personaggi sono rappresentati nella loro oggettività ed esteriorità, nel confronto/cozzo con la cruda realtà, quasi nulla concedendo l’autore all’ analisi introspettiva e psicologica, se non - e con molta parsimonia- della figura del protagonista. Anche lo stile si adegua all’immediatezza e all’urgenza del narrare: semplice, chiaro, conciso, scorrevole; e aderente alla vita.

Pasquale Balestriere


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